Promuovere un governo pubblico, partecipato, solidale dell'acqua. Cosa fare.

Osservatorio e percorsi per promuovere un Governo pubblico e partecipato dell'acqua
La proposta di un "governo pubblico e partecipato dell'acqua" costituisce la richiesta portante del Manifesto per un Governo pubblico e partecipato dell'acqua in Italia, lanciato nel marzo del 2005 dal Comitato Italiano che trova una esplicitazione aggiornata alle nuove criticità nella “Agenda italiana, europea dell’acqua e dei beni comuni” lanciata nel 2013.

Per una politica di governo pubblico dell'acqua si intende l'urgenza di definire e promuovere, in primis a livello italiano dopo il successo della campagna referendaria del 2011, ma anche a livello europeo, un nuovo quadro di principi di diritto internazionale e di strumenti di governo che sanciscano la natura dell’acqua come bene comune, sottratto alle regole del mercato e del servizio idrico come servizio pubblico locale, europeo e mondiale privo di rilevanza economica.

In presenza di una crescente rarefazione della risorsa e della tendenza da parte sia del sistema delle Nazioni Unite che dei singoli Stati, a partire dal fallimento di Rio+20, a delegare le future politiche dell’acqua cioè il governo delle risorse idriche a modelli di “ governance “ fondati sui portatori di interesse, non è più sufficiente la mobilitazione territoriale contro i processi di privatizzazione della gestione dei servizi idrici.

Il nuovo fronte sul quale è urgente impegnarsi, come Movimenti e come Cittadini, è quello di contrastare l’espropriazione della sovranità nazionale degli Stati e delle comunità locali, cioè dei cittadini, rispetto al "governo dell’acqua”. Questo processo di appropriazione del “governo dell’acqua” è in atto sul piano dei principi, delle forme di democrazia e delle modalità di regolamentazione del ciclo naturale delle risorse idriche a cui si vuole sostituire quello tecnologico. Questo processo se non sarà contrastato entro i prossimi anni rischia di affidare irrevocabilmente il controllo delle risorse idriche, cioè della vita degli esseri umani e del pianeta Terra, ai mercati finanziari e ai portatori di interesse.
Come promuovere, a livello mondiale e territoriale (Europa e Italia), un governo pubblico delle risorse idriche come bene comune, patrimonio della umanità ed attraverso quali strumenti? Il Contratto Mondiale è impegnato a perseguire questi obiettivi con specifiche azioni su diversi livelli.

A livello mondiale
Finora gli Stati e l’assemblea delle NU hanno delegato la definizione delle politiche dell’acqua ai privati, cioè al Consiglio Mondiale dell’acqua, composto dalle principali imprese multinazionali dell’acqua. Ad essi si sono aggiunti di recente gli operatori dei mercati finanziari. Se si vuole contrastare questo futuro di rapina globale dei beni comuni e dell’acqua e sottrarre ai “portatori di interesse” ed in particolare alla “finanza speculativa” la possibilità di autodefinire le regole di sfruttamento dei beni comune e delle risorse idriche del pianeta, è necessario affrontare la grande sfida di proporre una nuova “agenda politica mondiale” che rilanci strutture di governo dei beni comuni a livello “sovranazionale”.

La nostra proposta
Il Contratto Mondiale sull’acqua auspica che i Movimenti dell’acqua mettano in atto una campagna di mobilitazione e di advocacy a sostegno di una sovranità idrica ed ambientale, con il coinvolgimento dei rispettivi Governi. Le azioni sono finalizzate ai seguenti obiettivi

1. Promuovere ed ottenere il riconoscimento del diritto dell’acqua, cioè degli ecosistemi da parte sia della Comunità internazionale (risoluzione Onu) che a livello di legislazioni dei singoli Stati (promozione di strumenti di diritto internazionale a supporto della giustizia ambientale).
2. Sollecitare la messa in atto di strumenti di Governo Mondiale dei Beni Comuni , come la proposta di una Autorità Mondiale sull’acqua associata ad un Tribunale Internazionale Ambientale o sui Beni Comuni, come organi di Governo  con poteri sanzionatori rispetto alle violazioni, proposte già emerse a conclusione dei Forum dei Movimenti di Copenhagen e di Rio+20

A supporto di questi obiettivi il Contratto Mondiale sull’acqua è impegnato a sollecitare il Governo italiano a farsi promotore, sul piano internazionale ,di una iniziativa per una riforma strutturale in sede ONU del modello di governo ei beni comuni del Pianeta Terra, alla base della pacifica convivenza di tutti i popoli a partire dalla esposizione internazionale EXPO 2015.

A livello europeo
E ’opportuno contrastare le nuove politiche europee espresse tramite l’Agenda ambientale e l’ Agenda dei servizi pubblici che la Commissione Europea si appresta a far approvare dal Parlamento. Se accettate dai paesi membri, questi principi diventeranno la nuova “bibbia” per la gestione dell’acqua per i prossimi 15/20 anni a partire dal 2015. Entrambe queste Agende sono finalizzate a promuovere la monetarizzazione e finanziarizzazione di tutto il ciclo delle risorse idriche. Attraverso la “ European Water Stewardship ” ed il Programma di Innovation Partnership on Water , la Commissione punta ad affidare la “ governance ”, cioè la scrittura delle regole del servizio idrico ai “ portatori di interessi ”.


Il Contratto Mondiale propone di :
a) coinvolgere i nuovi Parlamentari eletti al Parlamento europeo per la creazione di un Gruppo Interparlamentare a difesa dell’acqua che si impegni a realizzare una serie di Audizioni pubbliche dei Movimenti europei impegnati a difesa dell’acqua e a presentare proposte di modifica del Blue-print e del Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee predisposto dalla Commissione;
b) sollecitare un presa di posizione del Governo , a partire da iniziative da proporre nell’ambito del semestre di Presidenza europeo, per contrastare gli accordi “ Transatlantic Trade and Investment Partnership ” (TTIP), avviati tra Europa e Stati Uniti e i negoziati CETA con il Canada, che prevedono processi di liberalizzazione dei servizi legati ai diritti del cittadini (sociali, salute, cibo, lavoro), dell’ambiente (sostegno al fracking ), agricoltura e servizi pubblici locali e la concessione alle imprese di poter avviare azioni di rivalsa anche contro gli Stati.

A livello europeo ed internazionale questi obiettivi fanno parte della Agenda Europea e Mondiale dei beni comuni e sono perseguiti dal Contratto Mondiale, in collaborazione con le principali Reti dei Movimenti operative nei vari continenti e con alcuni centri di ricerca come IERPE.

A livello italiano
Nel corso di questi anni, a differenza di altre risorse, l'acqua non ha ricevuto da parte del Parlamento e dalla classe politica la stessa attenzione riservata alle politiche dei SPL (energia, trasporti, rifiuti). La proposta di legge di iniziativa parlamentare depositata nel 2007 è rimasta inevasa per due legislature. Nel corso dei vari Governi, il Ministero dell'Ambiente non è mai stato dotato dei poteri necessari per svolgere un effettivo coordinamento delle politiche settoriali d'importanza critica per l'ambiente e la sostenibilità idrica. Il peso politico del Ministero dello Ambiente è rimasto relegato ad un ruolo secondario rispetto ai Ministeri dell'Agricoltura, della dell'Economia e delle Finanze, delle Infrastrutture e dei Trasporti, etc.. Le competenze sulla gestione delle risorse idriche sono tutt’oggi frammentate, rispetto alla tutela, mentre la regolamentazione del SII e del metodo tariffario è stata delegata dagli ultimi Governi alla AEEG che regolamenta i servizi soggetti alla concorrenza ed al libero mercato.

Il Contratto Mondiale è impegnato a:
a) sollecitare la Commissione Ambiente della Camera ed il Parlamento a approvare, entro il 2015, una legge quadro di governo delle risorse idriche e di tutto il ciclo delle acque, ivi compreso il servizio idrico, a partire dalla proposta di legge di iniziativa popolare trasformata in proposta di legge di iniziativa parlamentare e depositata il 20 marzo 2014 (atto Camera N. 2212)
b) sollecitare il Governo a ricondurre sotto il controllo, la vigilanza e la competenza del Ministero dell’Ambiente (MATT) , cioè del Governo e del Parlamento, il modello di governo nazionale delle risorse idriche e direttamente ai Comuni con il controllo delle Regioni la gestione a livello territoriale;
c) sollecitare il Governo a conferire la delega per la regolamentazione del servizio idrico e la determinazione della tariffa fra le competenze del MATT conferendola ad una Autorità indipendente e sottraendola quindi all’Agenzia per l’Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) che disciplina servizi soggetti a concorrenza e mercato.

A livello italiano il Comitato Italiano è impegnato a promuovere gli obiettivi identificati come prioritari nella “Agenda Italiana dell’acqua e dei beni comuni” a sostegno di nuove modalità e spazi pubblici di promozione e di governo pubblico e partecipato dai cittadini dell’acqua e dei beni comuni.

ultima modifica: 23/09/2014 Alma P.
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