14 luglio 2015

Addis Abeba. III Conferenza internazionale

per il finanzamento allo sviluppo L’apertura della cooperazione internazionale ai privati mette a rischio i diritti umani e gli obiettivi della nuova agenda post-2015
Promossa dalle Nazioni Unite, la Conferenza internazionale per il finanziamento allo sviluppo si propone di affrontare le problematiche connesse con la cooperazione internazionale allo sviluppo alla luce dei nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile della Agenda post- 2015.

La Conferenza di Addis Abeba è l’ultimo confronto intergovernativo anche rispetto al “Draft sugli obiettivi dell’Agenda Post-2015”, che sarà sottoposta e approvata dell’Assemblea dell’ONU, a fine settembre.

I lavori di questa Terza conferenza hanno preso il via lunedì 13 e si concludono il 16 luglio alla presenza di Capi di Stato e di governo, dei Ministri delle Finanze, degli Affari esteri e della Cooperazione allo sviluppo, di attori istituzionali, organizzazioni non governative ed enti del settore privato e si propone di lanciare un negoziato intergovernativo finalizzato all’apertura agli obiettivi di sviluppo dei prossimi 15 anni dei finanziamenti del settore privato e delle imprese , cioè rilanciare il modello del “partenariato pubblico-privato”.

L’Agenda della Terza Conferenza contiene purtroppo, evidenzia Rosario Lembo del Contratto Mondiale sull’acqua, presenta alcune minacce rispetto ai modelli di cooperazione che saranno messi in atto per garantire l’accesso all’acqua, al cibo. Nonostante la mobilitazione messa in atto da diverse Reti e Movimenti dell’acqua e da ultimo la richiesta di 660 organizzazioni fatta pervenire al Segretario Generale e ai Componenti il gruppo di lavoro intergovernativo, nel Draft finale della nuova Agenda è scomparso di ogni riferimento al diritto all’acqua che è stato sostituito con l’obiettivo di “ assicurare l’accesso ed una gestione sostenibile dell’acqua per tutti ”.

Appare evidente che l’accesso all’acqua attraverso una “gestione efficiente”, in nome di uno sviluppo sostenibile, apre la pista alle imprese private ed in particolare alle Multinazionali dell’acqua che sono in grado di fare gli investimenti per garantire una gestione efficiente e quindi appropriarsi della gestione dell’acqua, sottraendola alle comunità ed alle istituzioni locali o nazionali.

La mancata ed esplicita esclusione dell’acqua e dei servizi igienici di base, cosi come della sanità e dell’istruzione, nella bozza del documento in discussione ad Addis Abeba, apre quindi le porte alla cooperazione dei privati, come già esplicitamente previsto dalla nuova legge di cooperazione allo sviluppo entrata in vigore in Italia. Ciò significa - dichiara Rosario Lembo- che si assisterà all’ingresso delle Multinazionali dell’acqua nelle future attività di cooperazione internazionale finalizzate alle risorse idriche e all’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari di base e quindi ad un attacco ai modelli di gestione comunitaria e riduzione degli impegni dei Governi per garantire il diritto umano all’acqua.

Dopo la riduzione della sovranità nazionale rispetto alla gestione diretta del’acqua e dei servizi pubblici, la privatizzazione dei flussi finanziari costituisce una ulteriore minaccia rispetto alle possibilità di ottenere la concretizzazione del diritto umano all’acqua sancito dalla risoluzione dell’Onu del 2010. Ecco un motivo in più a per sostenere la Campagna ”Waterhumanrighttreaty” che propone l’adozione di un Protocollo internazionale per il diritto umano all’acqua, che cioè sancisce in termini formali e sostanziali gli obblighi a carico degli Stati e della comunità internazionale per garantire l’acqua per la vita.
ultima modifica: 14/07/2015 Alma P.

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