28 luglio 2020

Diritto umano all’acqua: un sogno da realizzare

Sono passati 10 anni dalla risoluzione del 28 Luglio 2010 con la quale l’Assemblea delle Nazioni Unite ha riconosciuto il diritto all’acqua come diritto umano, universale, autonomo e specifico, precondizione per l’accesso a tutti i diritti.

Questo risultato è stato il frutto di una larga mobilitazione della società civile, che ha preso il via per iniziativa del Contratto Mondiale sull’acqua – ricorda Rosario Lembo (Presidente del CICMA)- attraverso i   Forum Sociali Mondiali e in particolare con   la   Dichiarazione di Città del Messico e di Belem (2009) sottoscritta dai movimenti   dell’acqua e della Terra.


A tutt’oggi il diritto all’acqua, cioè l’accesso garantito a tutti almeno al minimo vitale – fissato dall’OMS in 50 lt/pers/gg - resta però un sogno perché è un diritto solo proclamato dagli Stati, ma non garantito neanche da quei Paesi che hanno inserito in Costituzione questo riconoscimento o adottato provvedimenti legislativi.  

 

Purtroppo anche l’accesso all’acqua potabile per tutti, subordinato al pagamento di un prezzo equo, fissato dalla Agenda 2030 come un obiettivo di sviluppo sostenibile, a tutt’oggi non è garantito in molti Stati e un Rapporto UN Water segnala che questo obiettivo dell’Agenda ONU non sarà raggiunto da tutti i Paesi sottoscrittori dell’Agenda neanche nel 2030.


L’acqua è stata la principale alleata dell’umanità nella lotta di prevenzione dal Covid 19 e lo sarà anche in caso di nuove pandemie. Eppure, anche di fronte all’indispensabile ruolo che l’acqua assume per garantire il diritto alla vita e la sicurezza igienico-sanitaria, permane l’indifferenza degli Stati e delle stesse Agenzie ONU rispetto   alla   adozione di   strumenti giuridici di diritto internazionale, come la proposta di adozione di   un 2° Protocollo opzionale al Patto PIDESC per il diritto umano all’acqua , presentato dal Contratto Mondiale sull’acqua al Consiglio dei Diritti umani nell’aprile del 2019, che definiscano cioè le modalità con   cui gli Stati si fanno carico di garantire l’accesso all’acqua come diritto umano, con relativa copertura del costo.


È opportuno ricordare che, dalla consultazione civica realizzata da Cittadinanzattiva tra Gennaio e Giugno 2020, emerge con forza (46,9% delle risposte) l’aspettativa che sia l’ARERA a garantire l’accesso a tutti al minimo vitale all'acqua potabile come diritto umano, attraverso un prezzo politico, come un tempo avveniva attraverso il CIPES. Un restante 32% propone che il costo venga coperto attraverso la fiscalità generale. Attualmente l’accesso gratuito al minimo vitale in Italia è garantito solo alle fasce più disagiate, attraverso il bonus idrico con copertura dei costi da parte di tutti gli utenti.


Il diritto umano all’acqua potabile per tutti resta quindi, a distanza di 10 anni dal suo riconoscimento, un sogno ancora da realizzare per molte persone nel mondo. Il Contratto Mondiale sull’acqua, che è stato fra i promotori del   riconoscimento del diritto umano all’acqua con il lancio del Manifesto dell’Acqua nel Marzo del 2000, continua il suo impegno di advocacy e di sensibilizzazione per sollecitare la concretizzazione del diritto almeno a partire dalle Città attraverso l’adozione della Carta delle Città per il diritto umano all’acqua , che sta incontrando l’adesione di diverse Reti di Città e Comuni.

 

Buon compleanno acqua, fonte di vita.

Rosario Lembo

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Comunicato Stampa a cura dei Partner del progetto "Le città e la gestione sostenibile dell'acqua e delle risorse naturali"
 
ultima modifica: 30/07/2020 Alma P.

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